🌹 STAFFETTA PARTIGIANA DIGITALE 🌹 7/9 Pittura | La Resistenza nelle Arti • Verso un 25 aprile Diverso

🌹STAFFETTA PARTIGIANA DIGITALE 🌹
La Resistenza nelle Arti • Verso un 25 aprile Diverso

7/9 Pittura

🤩 Ciao, mi chiamo Mariavittoria Casali.
Ho 25 anni, mi piacciono le patatine, i libri e le fanfic di Harry Potter, i gatti e i meme xenofemministi.

🏛 Vivo a Cremona, ho studiato prima nella mia città e poi a Milano presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. A breve (spero) conseguirò la laurea magistrale in Arti visive e pratiche curatoriali. Mi occupo quindi di ultime tendenze dell’arti e di progettazione di spazi e contesti espositivi.

Per questa rubrica/staffetta mi è stato inizialmente chiesto di trattare della pittura nella resistenza e nella lotta partigiana.. capite bene lo scompenso iniziale: non tratto opere più vecchie del 1968 da un po’.

⏳ Superata l’incertezza iniziale ho cercato di riflettere, in una chiave tutta mia, su quello che è stato il vissuto espositivo italiano durante il regime fascista e nell’immediato dopoguerra, sopratutto nel contesto culturale e narrativo dell’esperienza partigiana.
La retorica fascista tu tanto più forte quanto più supportata da immagini precise, da una iconografia totalizzante e oppressiva.
Il regime sosteneva e promuoveva con frequenza (solo) l’attività di artisti e artigiani coinvolti nella celebrazione della causa (il famoso premio Cremona è stato per tantissimi anni uno tra i più prestigiosi riconoscimenti per l’arte figurativa italiana)

🎥 Da questa premessa arriviamo quindi al mio video di oggi, liberamente ispirato alle vicende reali della mostra _Arte contro le barbarie_del 1944, curata da Antonello Trombadori e inaugurata a Roma con il patrocinio della rivista l’Unità appena dopo la sua uscita dalla clandestinità.
L’esposizione si presentò, praticamente all’indomani dalla liberazione della città di Roma, come una sveglia visiva: ben lontana della pomposità e dalle mire celebrative delle esposizione da regime e dalla testarda volontà di esalazione millantare tipica del ventennio, la mostra di via Sicilia, benché ne rimangano poche e incomplete notizie, si presentò come prima vera occasione per una narrazione pittorica e scultorea densa di disincanto.

La volontà tutta partigiana di denuncia e riscatto era testimoniata sia in prima persona, dalle opere di quegli artisti che durante il periodo bellico avevano continuato a lavorare in clandestinità, in esilio o nei brevi momenti di pausa dall’azione, sia dalla tenacia con cui, anche attraverso la cultura, si sceglieva di prendere posizione, togliere ogni velo per potersi finalmente dire liberi, e guardare avanti. 🌹