25 Maggio: Gianmaria Simon • Live @ Circolo Arcipelago

Circolo Arcipelago

sabato 25 maggio 2019

🍷 Gianmaria Sìmon 🍷

concerto ore 22:00

Circolo Arcipelago
Via Speciano, 4 • Cremona, Italy
ingresso con tessera Arci 2018-2019
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Low Fuel è il secondo disco solista di Gianmaria Simon, dopo L’Ennesimo Malecon (Vrec – 2014). Si muove tra contaminazioni rock, folk e blues. Affronta, talvolta con leggerezza, talvolta con sguardo disincantato, le tematiche del viaggio, della fuga, della solitudine, dell’emarginazione e della ricerca della propria identità. Malestante, prima traccia del disco, è un canto crepuscolare che ha come protagonisti una prostituta algerina di nome Nadira e un tossicodipendente di nome Johnny. Si attraversa un paesaggio suburbano permeato di disillusione, popolato da rifiuti, cani randagi, miasmi e poliziotti corrotti. Rimane la chimera d’un mattino luminoso che giunga a sollevare queste esistenze sopraffatte da un destino malevolo. La title track Low Fuel racconta di vite costantemente in riserva, passate a schivare gli etilometri, a stipare scheletri negli armadi, parla di chi non riesce ad aderire ai parametri, di chi ha sempre “l’outfit” sbagliato, di chi fatica a stare a tempo col beat imposto dall’alto, ma nonostante tutto va ostinatamente avanti lungo strade secondarie e poco battute, per tentare di assomigliare a se stesso. L’avventura è l’unica cover dell’album. Si tratta d’un vecchio brano di Domenico Modugno, sigla dello sceneggiato televisivo Scaramouche andato in onda nel 1965. La tematica si sposa perfettamente col resto dei brani; parla di chi lascia un porto sicuro, in questo caso l’amore, per inseguire l’avventura, assecondando la propria irrequietezza. Tramp Steamer è tratto dai libri marinareschi di Àlvaro Mutis e in particolare da La neve dell’ammiraglio. Col termine gergale tramp steamer vengono normalmente indicate le navi da cargo particolarmente vecchie e malridotte. Nel libro come nella canzone si racconta la lenta e sonnacchiosa risalita di un affluente del Rio delle Amazzoni per inseguire un’improbabile impresa risolutiva. Il viaggio si rivela in realtà interiore e manifesta un fatalismo tipicamente mutisiano che porta il protagonista all’accettazione della propria ineluttabile precarietà. Mi gusterò il peccato descrive ancora una volta la sovversione dei ruoli sociali costituiti e lo fa, in questo caso, raccontando la storia clandestina di due adulteri. Da una parte la rassicurante normalità dell’istituzione coniugale, dall’altra la vitale e animalesca tentazione del proibito. Il viaggio è protagonista anche di Un pomeriggio a Mentone, ma questa volta si tratta d’un viaggio sbagliato, d’una meta falsata. L’utopico e inafferrabile miraggio esotico cede il passo alla grottesca rappresentazione d’una città ostile, dove persino la cassiera ci irride e il anche il prezzo dell’aperitivo è troppo alto. La vita va da sé mette il luce lo scarso valore che le società industriali danno alla vita, quotata in borsa, maltrattata nelle stanze del potere, comminata dai predicatori. La vita è ben più forte negli occhi dei disperati, o in un vecchio vagone abbandonato. Il concetto però non sottende alcun falso moralismo dal momento che la vita stessa va avanti cinicamente da sola, senza aspettare nessuno. Al fondo del sentiero narra la fuga notturna d’un ragazzo che lascia la propria casa, con le sue immobili consuetudini vissute come inaccettabili costrizioni, per andare incontro alla vita. Col la promessa di ritrovarsi quando la strada sarà conclusa e non ci sarà più spazio per la finzione. Il blues dell’odio è una beffarda invettiva contro il perbenismo sociale, l’arte salottiera, il farisaismo religioso. Il disco si apre con la rappresentazione di uno spazio vuoto, che potrebbe essere il deserto o una stanza spoglia, e si conclude con Danza zoppa nella quale una fisarmonica solitaria suona in un’anonima strada affollata, una fisarmonica che nessuno ascolta, che suona mentre la vita va avanti da sé. Il disco è uscito il 25 gennaio 2019 per la Vrec.

Gianmaria Simon nasce a Sarzana nel 1976 in un fuligginoso giorno di dicembre, all’ora dell’aperitivo.Cresce sotto l’egida delle petrose e anarchiche Alpi Apuane dove, a seguito di studi poco brillanti, si dedica a coltivare passioni tutt’altro che redditizie come la musica e la poesia. Impara a suonare la chitarra e compone le prime canzoni che mette a sedimentare in un cassetto. A diciotto anni indossa una salopette, suona blues del delta e dice di voler sposare una nera del Mississipi. In seguito viaggia in Germania e in Francia suonando per strada musica di Dylan e di Neil Young. Una notte guardando The House di Šarūnas Bartas ascolta la più triste delle melodie suonata da una fisarmonica e decide di imparare la fisarmonica. Continua a scrivere versi seduto sopra un albero. Suona musica d’autore coi Bandido Maria, musica tradizionale coi Mus, gipsy rock con Mira Leon, combat folk coi Visibì, studia Bach al conservatorio. Dà quindi vita ai Trajet Karavani e le canzoni sopravvissute agli anni vedono finalmente la luce. Il progetto muta e si evolve e prende forma il primo album solista dal titolo L’ennesimo Malecon (Vrec – 2014). Dopo decine di concerti in giro per l’Italia arriva il nuovo disco Low Fuel, uscito nel gennaio 2019 sempre con la Vrec.